Xylella_fastidiosa

Xylella, l’ombra della Monsanto dietro la morte degli ulivi pugliesi


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Forse la mano della Monsanto dietro la Xylella, il batterio che rischia di decimare gli ulivi salentini? Forse solo congetture ma…

Si chiama Xylella Fastidiosa il batterio killer che rischia di decimare uno dei simboli più maestosi della puglia, l’ulivo. Il sospetto che dietro tutto ciò ci sia la mano della multinazionale della bioingegneria genetica, l’americana Monsanto, non è da escludere a priori, vediamo di scoprirne di più.
Innanzitutto, cos’è la Xylella Fastidiosa? É un batterio Gram negativo della classe Gammaproteobatterica che genera nelle coltivazioni agricole una serie di gravi patologie come la Malattia di Pierce nella vite, la clorosi variegata negli agrumi e il disseccamento degli ulivi, ma alla Xylella non sono immuni il pesco, il mandorlo, il prugno ed il ciliegio (fonte Wikipedia). In sostanza il batterio agisce sulla pianta producendo un gel che ne ostruisce i vasi linfatici impedendo così l’afflusso dei nutrienti con il conseguente disseccamento della stessa.
Benché la Xylella sia stata già descritta nel 1892 dal patologo vegetale californiano, Newton B. Pierce (da cui prende il nome la malattia che colpisce le viti), ora da noi in Italia è diventato un caso di rilevanza nazionale che rischia non solo di mettere in ginocchio l’intera economia pugliese, dove la coltivazione degli ulivi ha tradizioni secolari che risalgono al periodo della Magna Grecia, ma quella dell’intero Paese visto che la Francia ha sospeso l’importazione di 102 prodotti vegetali provenienti dalla Puglia: una mazzata spaventosa. La decisione dell’embargo è stata presa dal ministero dell’Agricoltura d’oltralpe e legittimata dalla Commissione Europea in quanto, fanno sapere da Bruxelles, “Le misure anti-Xylella sono in linea con la legislazione UE -la quale prescrive- che uno Stato membro, in caso di pericolo imminente, può prendere misure contro l’importazione di Paesi terzi”

Si teme l’effetto domino

Ora però si teme l’effetto domino: Spagna, Portogallo e Grecia potrebbero seguire lo stesso percorso della Francia. La Coldiretti, intanto, chiede l’immediato intervento di tutto il Parlamento affinché sia resa possibile la dichiarazione di calamità naturale, ricordiamo che la produzione legata alla coltivazione degli ulivi in Puglia muove da sola 4 miliardi di euro l’anno.
Intanto il responsabile dell’Istituto di Virologia del Cnr di Bari, Donato Brescia e l’ex responsabile dell’Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia, Antonio Guario, sono stati ascoltati dalla Procura di Lecce come persone informate sui fatti: si indaga su eventuali responsabilità nei ritardi delle attività di contrasto alla diffusione della Xylella. In particolare i due tecnici devono rispondere ai magistrati titolari dell’inchiesta, Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci, dei provvedimenti presi dal 2013 fino ad oggi, cioè da quando fu diagnosticata per la prima volta la Xylella e i relativi piani d’intervento così come richiesti dal dipartimento della Protezione Civile

Eradicare gli ulivi malati di Xylella, un’ipotesi insensata

Nelle settimane scorse si è fatta avanti l’ipotesi di eradicare le piante infette nella cosiddetta linea rossa imposta dal Corpo Forestale, per evitare la diffusione del batterio, sarebbe come debellare l’influenza uccidendo tutte le persone colpite e, naturalmente, la cosa ha suscitato le proteste delle varie associazioni ambientaliste, degli agricoltori e di moltissimi cittadini nettamente contrari ad una decisione così drastica, inoltre, tra le varie misure prese in considerazione dai tecnici, si era anche parlato di una massiccia azione di disinfestazione “bombardando” la zona con pesticidi e diserbanti, anche con interventi aerei. A questo punto è evidente come la cura sarebbe peggiore del male: ampie aree contaminate da sostanze chimiche che andrebbero ad influenzare negativamente tutto lequilibrio ecologico, dalla zootecnia, alle coltivazioni orticole non contaminate dalla Xylella fino alle falde acquifere del sottosuolo che prima o poi ritornano nel nostro ciclo alimentare: non solo un disastro economico dunque, ma anche ecologico, sanitario e culturale in quanto, come abbiamo già detto in precedenza, la coltivazione degli ulivi, in Puglia, ha radici secolari così come secolari, se non addirittura millenari, sono alcuni di quei bellissimi alberi. Per inciso, prima di parlare così “brutalmente” di eradicazione bisognerebbe vedere bene cosa dice la legge n° 10 del 14 gennaio 2013 che tutela gli alberi monumentali.

La Monsanto dietro l’epidemia di Xylella? Non si può escludere del tutto

Scavando più a fondo nell’epidemia di Xylella emergono però dei fatti inquietanti che in qualche modo riconducono alla famigerata multinazionale dei pesticidi e degli organismi vegetali geneticamente modificati, la Monsanto, vediamo come: Elsa Valeria Mignone, magistrato in prima fila contro i reati ambientali, sta indagando su quali e quanti interessi ci siano dietro la diffusione del batterio killer tanto da affidare gli accertamenti in corso anche al Nucleo di Tutela della spesa pubblica della Polizia Tributaria e alla Guardia di Finanza in sinergia con il Nucleo Investigativo del Corpo Forestale quindi, oltre all’accusa di “diffusione di una malattia delle piante o degli animali”, prende corpo l’idea che dietro la paventata strage degli ulivi salentini ci siano dei grossi interessi economici.
Le piante colpite dalla Xylella, nella sola provincia di Lecce, sono circa 1 milione, il 10% del totale presente sul territorio, ma nuovi focolai sono stati scoperti nella provincia di Brindisi e non si esclude che presto se ne scoprano altri, ma fa caso una coincidenza che ha attirato le attenzioni degli inquirenti: il terzo rapporto sui crimini agroalimentari elaborato dall’Eurispes. In una relazione fornita a Giancarlo Caselli, ex capo delle Procure di Torino e Palermo e presidente del comitato scientifico dell’osservatorio, il giornalista Luigi Russo pone in evidenza il convegno organizzato a Valenzano, Bari, dal 18 al 22 ottobre del 2010 presso lo IAM (Istituto Agronomico Mediterraneo). Fu in quella circostanza che, per la prima volta in Italia, e in Puglia, venne introdotta la Xylella fastidiosa per scopi scientifici, ovvero per studiarne gli effetti e le eventuali contro misure in caso di diffusione sul nostro territorio in quanto: “Questo patogeno, altamente distruttivo per diverse specie di interesse agrario (vite, agrumi), non è attualmente presente in Europa, pertanto è inserito nella lista A1 dei patogeni da quarantena”
La strana coincidenza però, sta nel fatto che il contagio degli ulivi sia iniziato proprio a ridosso di quel convegno al quale partecipavano studiosi di fama mondiale sui temi della “biologia e genetica del patogeno, dell’identificazione dei vettori, dei rischi per l’Europa, dei sintomi, della diagnosi, della immunofluorescenza, dei metodi di isolamento, della quarantena”.
Al termine del convegno fu comunicato ai presenti che il batterio era già presente nei laboratori interessati e a disposizione dei ricercatori.
Qui inizia il rimpallo delle accuse e delle responsabilità: da una parte gli ambientalisti che accusano lo IAM e i Ministeri della Sanità e dell’Agricoltura di avere introdotto il batterio senza una preventiva valutazione del rischio che ciò avrebbe comportato, dall’altra lo stesso Istituto Agronomico Mediterraneo che nega ogni addebito, negando che l’epidemia sia partita da Bari e che il seminario, al contrario, avevo il solo scopo di fare un corso di formazione organizzato per prevenire e combattere il batterio.
Anche questa potrebbe essere una coincidenza ma, come sostenuto dagli ambientalisti fin dal 2008, la Monsanto, colosso multinazionale nella produzione di sementi transgeniche e di pesticidi sia era già interessata alla selezione di specie di ulivi resistenti alla Xylella e lo fa, guarda caso, attraverso una società partecipata che si chiama Allelyx, niente altro che la parola Xylella letta all’incontrario

Conclusione

Nel campo delle congetture tutto è possibile, anche l’ipotesi più fantasiosa e sarà compito della magistratura fare piena luce sui fatti nella speranza che nel frattempo non ci sia la paventata mattanza degli ulivi pugliesi anche perché altri studi stanno mettendo in evidenza il fatto che l’attuale disseccamento degli ulivi sia dovuto anche a fattori del tutto naturali come la scarsità d’acqua dell’estate precedente e alle elevate temperature tant’è vero che alcune piante giudicate inizialmente compromesse stanno dando incoraggianti segni di ripresa, ma una cosa è certa: dove si concentrano grossi interessi economici (ricordiamo, 4 miliardi di euro l’anno per la sola Puglia), non è difficile incontrare torbidi interessi, magari mascherati dietro i rispettabili volti di manager di successo. Bene fanno i magistrati baresi ad indagare a 360 gradi, #Jesuisolivier

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