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Virus Ebola, prove tecniche sull’epidemia del razzismo


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Ora che il virus Ebola è sbarcato in Occidente si fa avanti una nuova forma di epidemia, quella basata sul razzismo

Il virus Ebola, insieme all’Isis, è uno degli argomenti più discussi in questo periodo, soprattutto ora che il contagio è sbarcato anche nel mondo occidentale. Come l’Isis non si sa dove e quando colpirà, è insidioso, si manifesta come una comune influenza alla stessa maniera come il vicino della porta accanto potrebbe rivelarsi un pericoloso studente imbottito di jihad e di tritolo e noi ne abbiamo paura. Ma quello che sta accadendo negli Stati Uniti in questi giorni deve farci aprire gli occhi perché un’epidemia ancora più pericolosa del virus comincia a farsi strada, quella del razzismo.
Otto finora i casi accertati negli USA, di cui alcuni curati con successo, ma a livello sociale la bomba della discriminazione è già innescata, proprio come accadde anni fa con i primi casi di AIDS: chiunque, indiscriminatamente, fosse affetto dal virus era senza ombra di dubbio drogato o omosessuale. Ora l’untore ha la pelle scura e ha origini africane.
I primi casi di discriminazione razziale dovuti all’Ebola si sono riscontrati a Dallas, quando il liberiano Thomas Duncan è risultato positivo al virus. Gli immigrati che vivevano nel suo quartiere sono immediatamente diventati oggetto di discriminazione cieca e immotivata: allontanamento dai posti di lavoro, divieto di accedere a locali e negozi e insegnanti che rifiutavano il contatto con i loro figli.
A pochi chilometri dalla città texana il College Navarro ha rifiutato l’iscrizione a due studenti per il solo fatto di essere nigeriani nonostante risultassero perfettamente sani, ma la stessa cosa si è registrata in Pennsylvania dove un giocatore della Guinea della Nazareth High School è stato fatto oggetto di cori razziali con riferimento all’Ebola, episodio che ha fatto aprire un’inchiesta da parte delle autorità di Northampton County.
Da noi, per fortuna, casi simili non si sono ancora manifestati se si esclude un fake lanciato su Facebook qualche tempo fa che segnalava tre casi a Lampedusa, ma la cosa non va comunque sottovalutata in quanto potrebbe rappresentare un cavallo di battaglia per quelle aree politiche razziste e xenofobe che agiscono in Italia.
Si può immaginare cosa accadrà ora che l’influenza farà la sua comparsa: qualunque persona di colore si recherà negli ospedali presentandone i sintomi verrà guardata con sospetto se non scatenerà addirittura casi di isteria.
Paura e panico sono due cose distinte: la prima si accompagna al buon senso e alla prudenza, il secondo può essere un’arma micidiale se viene gestito dalle persone sbagliate e qui da noi, in fondo, ce ne sono tante in attesa di prenderne il controllo

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