MI5_GCHQ

Terrorismo? Colpa dei social media. Ecco l’assurda conclusione di MI5 e GCHQ


MI5_GCHQ

MI5 e GCHQ, le principali agenzie di spionaggio inglesi sono giunte ad una conclusione strepitosa: i social complici nel terrorismo

Dicembre 2013, il fuciliere britannico Lee Rigby viene fermato con la sua auto al ritorno dalla caserma di Woolwich, ma non giungerà mai a casa. Michael Adebolajo e Michael Adebowale, rispettivamente di 29 e 22 anni, sono pronti ad aspettarlo con l’intenzione di ucciderlo. Il fuciliere Lee Rigby muore a seguito di numerose coltellate. Entrambe gli assassini sono di nazionalità britannica ma di fede musulmana ed il loro gesto, come lascia scritto lo stesso Adebolajo in una lettera indirizzata ai suoi figli, vuole essere la rappresaglia per quanto l’esercito di Sua Maestà compie nei confronti della popolazione in Kenya.
Subito, l’aggressione al fuciliere Rigby viene definita un atto di terrorismo, scatenando l’indignazione di tutta la Gran Bretagna.
Naturalmente la Commissione di Sicurezza del Parlamento britannico avvia un’inchiesta per appurare se l’attacco potesse essere evitato, commissione presieduta dal conservatore Sir Malcom Rifkind ed ecco il rapporto conclusivo di 191 pagine pubblicato il 25 novembre 2014. In sostanza quello che emerge dal rapporto è la quasi totale assoluzione delle due agenzie investigative di intelligence, la GCHQ (Government Communication Headquarters) e l’MI5, la prima si dedica all’analisi dei dati informatici (l’equivalente dell’NSA americana) e la seconda si occupa delle operazioni sul campo. “Non riteniamo che, dato ciò che le agenzie sapevano all’epoca, fossero in grado di impedire l’omicidio”le laconiche parole a conclusione dell’indagine
Ma ecco che spunta un vero colpevole: una società americana di social network, dapprima non ben definita e successivamente identificata con il famosissimo Facebook. La commissione britannica presieduta da Rifkind ha infatti scoperto che Michael Adebowale, nel dicembre del 2012 aveva avuto una conversazione con un’altra persona dove aveva manifestato l’intenzione di uccidere un soldato inglese.
Ed ecco la cosa che non quadra: la Commissione di Sicurezza ha affermato che né l’MI5 né il GCHQ, due tra le più aggressive e spregiudicate agenzie di intelligence del pianeta non hanno avuto la possibilità di accedere a tale scambio aggiungendo che era invece il social media nelle condizioni di monitorare tutto il traffico dei suoi utenti e che pertanto avrebbe dovuto avvisare per tempo le autorità preposte affinché l’assassinio di Rigby fosse scongiurato.
Tutto questo, ha sostenuto la relazione, sottolinea come le aziende di social media sono diventati aiutanti del terrorismo a causa del loro rifiuto di monitorare e riferire le comunicazioni dei loro utenti per il governo britannico.
Fermiamoci un attimo sulle conseguenze di tali affermazioni: secondo la Commissione di Sir Malcom Rifkind i vari social media dovrebbero attivare dei trigger (tabelle di dati) specifici per monitorare tutto il traffico dati delle proprie utenze in rete e segnalare alle autorità ogni informazione che rientri in un certo schema di ricerca: un clamoroso ceffone alla privacy o almeno a quello che ne rimane in piedi, ma il rigettare la palla in campo ed attribuendo ai social media l’onere di svolgere il ruolo di spione pone ogni utente nella doppia condizione di sbirro e di sospettato: quanto ci vuole a suggerire a Facebook e quindi al servizi segreti che Tizio o Caio hanno rapporti con il terrorismo? Basta dare in pasto al trigger la parolina magica ed il gioco è fatto: dalla Gran Bretagna partono le teste di cuoio e sono già pronte sotto casa sua.
Telecamere di sorveglianza, tracciatura attraverso GPS, intercettazioni telefoniche, cellulari che si attivano con il riconoscimento biometrico (chissà dove vengono stoccati questi dati e se esiste già un data base) ora anche i social media non in maniera subdola come si era sempre sospettato, ma Usa e Gran Bretagna stanno pensando ad un trattato che pone l’obbligo alle società come Facebook di fornire informazioni ai servizi segreti e forse siamo solo all’inizio, polli in batteria in attesa di essere messi in pentola

Benvenuto e grazie per il tuo contributo

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Su questo sito utilizziamo strumenti nostri o di terze parti che memorizzano piccoli file (cookie) sul tuo dispositivo. I cookie sono normalmente usati per permettere al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare statistiche di uso/navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare opportunamente i nostri servizi/prodotti (cookie di profilazione). Possiamo usare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti ad offrirti una esperienza migliore con noi. Cookie policy