Realtà carceraria, un viaggio nelle sentine della civiltà del III millennio


realtà-carcerariaCon questo primo articolo vorremmo introdurre una discussione approfondita sulla realtà della situazione carceraria nel nostro Paese, spesso trascurata eppure così presente nell’attualità di tutti i giorni

Non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri, poiché è da esse che si misura il grado di civiltà di una nazione (François-Marie Arouet, al secolo Voltaire,1694-1778)
Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue carceri (Fedor Dostoevskij, 1821-1881)
La condizione di un popolo si capisce dalle condizioni delle sue prigioni (Bertolt Brecht, 1898-1956).
Tre grandi della letteratura mondiale, tre frasi dallo stesso identico significato ed una sola amara considerazione: quegli appelli, quei richiami alla civiltà dei popoli sono ancora parole di puro buon senso lanciate nel vuoto e, per converso, vista l’attuale situazione delle carceri che in questa serie di articoli vogliamo andare ad analizzare, almeno rimanendo nell’ambito italiano, il nostro “grado di civiltà” è drammaticamente immaturo, volendo usare un eufemismo.
Ecco alcuni dati sul numero dei decessi per suicidio e per morte naturale dal 2000 al febbraio 2015
(fonte Ristretti.it)

  • anno   suicidi   decessi
  • 2000   61         165
  • 2001   69         177
  • 2002   52         160
  • 2003   56         157
  • 2004   52         156
  • 2005   57         172
  • 2006   50         134
  • 2007   45         123
  • 2008   46         142
  • 2009   72         177
  • 2010   66         186
  • 2011   66         186
  • 2012   60         154
  • 2013   49         153
  • 2014   43         131
  • 2015    6           12

Snocciolare dati e numeri non è l’obiettivo di questo lavoro anche se nel corso degli articoli successivi verranno suggeriti alcuni link di approfondimento utili per inquadrare meglio gli aspetti statistici del fenomeno, quello su cui si vuole puntare l’attenzione è l’aspetto umano e sociale che ruota intorno al mondo delle carceri: sovraffollamento, mancanza di strutture adeguate, difficoltà nel reinserimento, condizioni socio-sanitarie, carenze di personale e diritti negati.

Che si voglia o meno, la realtà dei luoghi di detenzione non è poi così lontana dalla nostra vita di tutti i giorni, è un triste strumento funzionale al concetto stesso che abbiamo di società: se infrangi le regole del vivere civile, quello stabilito dalle leggi, quanto meno “paghi pegno”, vieni isolato, recluso per evitare che tu possa compiere altri danni, fino a quando non sarai in grado di reintegrarti in essa al pari degli altri.

Ma facciamo un passo indietro cercando di inquadrare il concetto di libertà e di limitazione della stessa. Senza pretendere di addentrarsi nel campo della sociologia possiamo convenire su di un fatto: qualunque sia l’orientamento ideologico o religioso di una comunità questa si basa su delle regole, pur se modificabili nel tempo e a seconda delle circostanze. L’accettazione di tali regole garantisce, e al tempo stesso limita, il concetto stesso di libertà, in altre parole ci pone dei diritti e dei doveri sui quali basiamo un certo senso di “quotidianità” e progettiamo il nostro futuro, infrangere queste regole quindi, è un ostacolo alla continuità. Si potrebbe dissertare a lungo sull’argomento e sul concetto di libertà individuale,ma questo sconfinerebbe nella filosofia e ci condurrebbe fuori tema, il fatto è che, una volta stabilite le regole queste vanno rispettate e in caso contrario vanno sanzionate per il bene di tutti. Ma, come accennato all’inizio, il grado di civiltà di una società si misura dalle sue carceri perché esse non devono solo essere un luogo di isolamento e detenzione, tutt’altro, devono contribuire al reinserimento sociale di coloro che le regole le hanno infrante e per fare questo devono essere in grado di dare il massimo valore al concetto di collaborazione e di solidarietà. In fondo nessuno di noi è completamente esente dal rischio di finire in una cella, basti pensare al caso Tortora, solo per citarne uno tra i più famosi e comprendere che chi si trova in una condizione detentiva ha gli stessi diritti umani e civili di chiunque altro è un dovere della collettività.

Migliaia possono essere le ragioni che conducono al carcere, alcune veramente orribili ed esecrabili, altre più banali, ma bisogna tenere presente che dietro a un detenuto ci sono altre persone con la loro umanità: parenti, amici, coniugi che loro malgrado soffrono in parallelo di quella situazione. Una cosa va ricordata, anche se poi la riprenderemo più dettagliatamente in un altro articolo: secondo dati incompleti della CGIL Funzione Pubblica della Polizia Penitenziaria, si registrano, tra il personale addetto alla sorveglianza, circa due suicidi l’anno causati dalla depressione. Il dato è indicativo in quanto evidenzia che la desolazione delle strutture carcerarie influisce persino su chi ci lavora 8 ore al giorno e poi può liberamente rientrare in seno ai suoi affetti, figuriamoci per chi sa che ci deve passare alcuni anni della propria vita. Chi sbaglia paga, è vero, ma è anche vero che il prezzo imposto non deve superare i limiti del principio di umanità: punire con accanimento significa porsi sullo stesso piano di chi delinque, se non peggio, in quanto si avvale del potere conferito dalla collettività.

Nell’ottica di dare spazio a questo aspetto “oscuro” della nostra cultura civile e nel tentativo di informare e dare voce a chi, volente o nolente, la vive sulla propria pelle, insieme ad un’associazione che si occupa dei diritti dei cittadini, Forza dei Consumatori, abbiamo pensato di raccogliere testimonianze, spunti e informazioni utili a capire come convivere con questa realtà, quali sono le reali possibilità di reintegrarsi per coloro che hanno espiato la loro giusta pena, quali esperienze sono maturate all’interno di quelle celle umide e fredde e come fare in modo che quelle esperienze diventino un valore aggiunto anziché un indicatore negativo. Ogni contributo da parte di chi “atterra” su questa pagina, anche in forma anonima, purché dimostrabile con prove di fatto, sarà valutato con attenzione ed eventualmente pubblicato su questo sito e su altri ad esso collegati. Grazie a chiunque vorrà esprimere la sua opinione.

Per contatti e/o info: info@forzadeiconsumatori.it

                                 francesco_pulpito@libero.it

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