Putin

Putin chiude i rubinetti del gas per l’Europa, no al South Stream


South_Stream

Dalla guerra fredda alla guerra del freddo: Putin, da Ankara, dichiara la decisione di tagliare il gas all’Europa centrale, stop al progetto South Stream

Putin lo ha fatto: è passato dalla nuova guerra fredda alla guerra del freddo e da Ankara, dov’è in visita al premier turco Recep Tayyp Erdogan, dichiara la chiusura del progetto South Stream. In pratica niente più gas russo all’Europa centrale. Il gasdotto da 16 miliardi di euro che doveva attraversare il Mar Nero per rifornire Bulgaria, Serbia, Slovenia,Ungheria ed Austria toccando anche il terminale di Tarvisio (Udine) non avrà più seguito. E’ la risposta alle sanzioni imposte dall’Unione Europea alla ex Unione Sovietica dopo le vicende che hanno scosso, e continuano a scuotere, l’Ucraina, ma c’era da aspettarselo e Putin più volte aveva ventilato questa ipotesi, ora si tratterà di vedere quali saranno le conseguenze nel prossimo futuro, visto che siamo incontro all’inverno.south_stream

Non sono lontani i giorni del G20 quando la stampa internazionale ci ha voluto mostrare il presidente russo quasi fosse un cane bastonato, isolato dai suoi colleghi vagare con un piattino in mano in cerca di un tavolo a cui sedersi, ora però Putin presenta i conti a Bruxelles: “Sofia -ha dichiarato il presidente russo- dovrebbe chiedere i danni a Bruxelles per i mancati guadagni che avrebbe potuto realizzare con South Stream -e aggiunge- La posizione europea non favorisce gli interessi economici della UE e danneggia la nostra cooperazione, ma questa è la scelta dei nostri amici europei”

A conferma delle sue parole Putin, durante il soggiorno ad Ankara, ha fatto sapere che proprio la Turchia sarà uno dei primi Paesi beneficiari del cambio di strategia della politica russa riguardante l’esportazione di combustibile. Nei piani del Cremlino infatti c’è un nuovo progetto, denominato Blue Stram, che porterebbe il gasdotto lungo il confine tra Grecia e Turchia con una portata annuale di circa 63 miliardi di metri cubi di gas. L’ENI, partner della Gazprom nel progetto South Stream con un investimento di 600 milioni di euro, si trova a dover rinunciare ad una grossa commessa.

Ma se questa decisione di Putin crea una destabilizzazione a livello europeo per quanto riguarda le forniture energetiche quali ripercussioni immediate si possono prevedere per l’Italia?

Certamente non buone: dopo il decreto sblocca-Italia, denominato anche sblocca trivelle, voluto fortemente da Renzi c’è da aspettarsi che la mossa di Putin serva al governo per mettere a tacere tutte quelle sacche di resistenza che si oppongono alla trivellazione selvaggia a cui potremmo andare incontro: causa di forza maggiore si dirà e così la devastazione del Bel Paese potrà dare finalmente il suo colpo di grazia.

Benvenuto e grazie per il tuo contributo

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Su questo sito utilizziamo strumenti nostri o di terze parti che memorizzano piccoli file (cookie) sul tuo dispositivo. I cookie sono normalmente usati per permettere al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare statistiche di uso/navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare opportunamente i nostri servizi/prodotti (cookie di profilazione). Possiamo usare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti ad offrirti una esperienza migliore con noi. Cookie policy