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Pena di morte in USA: agghiaccianti alternative all’iniezione letale


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Il tema della pena di morte negli USA resta sempre di grande attualità, ecco come alcuni Stati potrebbero sostituire l’iniezione letale

Erano i primi di maggio del 2014 quando il boia dello Stato dell’Oklahoma praticò l’iniezione letale a Clayton Locket, reo di aggressione e violenza sessuale ai danni di due adolescenti, una delle quali sepolta viva dallo stesso assassino, ma quel giorno qualcosa andò storto: il “Three cocktail drug” (così è chiamato il mix di sostanze che vengono iniettate al condannato per assicurargli una morte veloce e, possibilmente, il meno dolorosa possibile) non sortì l’effetto desiderato: Locket muore d’infarto dopo 43 minuti di lunga agonia.
A seguito di quell’evento la Corte Suprema degli Stati Uniti ha accettato di ascoltare il giudice Sonia Sotomayor che, insieme a tre colleghi, ha sollevato un problema di incostituzionalità riguardante l’uso del midazolam, uno dei componenti del Three cocktail drug. Ecco i principali quesiti posti dalla Sotomayor: è costituzionalmente accettabile per uno Stato eseguire un’esecuzione utilizzando tre farmaci che, 1) non hanno un valido riconoscimento scientifico che dimostri come il mix abbia un’effettiva proprietà antidolorifica o comunque essere in grado di produrre uno stato di coma o di incoscienza; 2) è evidente che esiste un sostanziale rischio di anticostituzionalità quando è la stessa amministrazione a sottoporre al condannato dolore e sofferenza nonostante la sentenza Baze v. Rees del 2008 entrando di fatto in contrasto con l’Ottavo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti?
Ma come potrebbe fare la “civilissima” America a rinunciare alla pena capitale visto che anche l’Europa, la principale fornitrice del Three cocktai drug, ha deciso di non voler più fornire i farmaci per questioni di coscienza? Ed ecco che spuntano le soluzioni più drammaticamente fantasiose: in primis la “vecchia, cara” sedia elettrica reintrodotta in Tennesee la scorso maggio dal Governatore Bill Haslam, a seguire l’inedita legge del Governatore dell’Oklahoma, Mary Fallin, di utilizzare il gas di azoto nel caso venisse giudicata incostituzionale l’iniezione letale (legge approvata il 18 aprile di quest’anno) per finire con il plotone di esecuzione, così come proposto in Utah, in memoria dei secoli passati anche se, in effetti, l’ultima fucilazione eseguita in quello Stato fu a danno di Ronnie Lee Gardner dietro sua esplicita richiesta nel 2010.
Questo voler ricorrere ad ogni mezzo, pur di infliggere la morte ad un colpevole (ricordiamo che per alcuni si è appurata l’innocenza solo dopo la loro esecuzione, Sacco e Vanzetti, per ricordare i più famosi e celebrati), continua a porre dei dubbi sulla vera essenza della cosiddetta democrazia americana, quella che estende spesso con la forza e la violenza militare la propria egemonia mondiale, quella che ha sterminato un popolo e una cultura per impossessarsi delle sue terre, quella stessa che ha nascosto informazioni all’Italia circa la morte di Giovanni Lo Porto

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