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Nucleare iraniano: grazie Putin, firmato Barack

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Barack Obama ringrazia Putin per il suo intervento sulla questione del nucleare iraniano. Ma non era il nemico?

Attraverso le pagine del New York Times il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ringrazia il suo omologo russo, Vladimir Putin, per l’importante contributo nella risoluzione della questione sul nucleare iraniano: “La Russia è stata d’aiuto. Devo essere onesto, non ne ero sicuro, considerando le divergenze sull’Ucraina -ed ha aggiunto- Sono rimasto sorpreso da Putin”

Forse è l’ultima frase quella che sintetizza al meglio la preoccupante miopia di Obama: “Sono rimasto sorpreso da Putin”. Ma come? Fino a ieri era il nemico contro il quale accanirsi con le sanzioni economiche, quello da contenere con un minacciato dispiegamento di mezzi militari pesanti della NATO lungo i confini della Russia, il possibile mandante dell’omicidio Nemtsov ed ora si rivela un importante alleato nella questione del nucleare iraniano?

Piano piano le cose si rivelano da sole e le realtà oggettive vanno al di là della propaganda fatta con i titoloni sui giornali: l’America, da sola, non può stabilire univocamente il suo ordine mondiale. I suoi mezzi, la sua politica e i suoi marines non sono sufficienti e Putin, attraverso una politica prudente, ma coerente, sta dimostrando con i fatti che le alternative sono due: allearsi o combattere e l’intervento del presidente russo si può sicuramente intendere come un gesto distensivo.

Forse Obama se n’è accorto? Possiamo augurarcelo facendo alcune considerazioni: dopo la creazione della Banca di Sviluppo creata dal BRICS durante l’ultimo incontro di Ufa, l’egemonia del dollaro ha trovato un ostacolo difficile da superare e la stessa alleanza di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa non solo rappresenta un notevole contrappeso economico con il quale gli Stati Uniti devono fare i conti, ma, oltre alla concreta possibilità che possa allargarsi ad altri Paesi, si configura anche come nuovo soggetto nello scacchiere geopolitico internazionale quindi, contrariamente a quanto vuol far passare la stampa occidentale, non è tanto Obama che apre il dialogo con Putin, casomai è l’esatto contrario

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