Napolitano_D-Day

Napolitano dopo il D-Day dice la sua, ma era davvero così necessario?


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Le esternazioni di Napolitano dopo il D-Day lasciano spazio a qualche perplessità

Dopo aver partecipato alla 70esima commemorazione del D-Day, è stata la prima volta per l’Italia, il nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha messo mano alla penna comunicando ad alcuni quotidiani nazionali le proprie esternazioni, forse inopportune per l’immagine del nostro Paese, giudicate voi “Una giornata memorabile per tutti, e positiva e gratificante per l’Italia -commenta Napolitano e aggiunge- non potevamo mancare, d’altronde, due giorni prima dello sbarco in Normandia, le forze alleate avevano liberato Roma con il prezioso concorso della Resistenza che aveva operato nella Capitale”. Con tutto il rispetto per la figura istituzionale del capo dello Stato queste parole appaiono come una sorta di dichiarazione di sottomissione dell’Italia anche perché giungono solo dopo 70 anni dalla liberazione. Ma Napolitano va oltre, addentrandosi in un territorio scivoloso che mette a rischio la nostra credibilità di Stato democratico: “Ora c’è più fiducia nell’Italia -continua il presidente dopo aver raccolto i commenti positivi per l’imprevedibile successo di Renzi alle Europee da parte di Obama e della MerkelHo colto echi di simpatia per il nostro nuovo, giovane presidente del Consiglio che entrambi avevano incontrato alla vigilia” dichiarandosi “Contento del fatto che a Roma si stia mettendo in campo una nuova generazione di uomini di governo” Strane parole quelle di Napolitano visto che i dati di questi giorni rivelano che gli investimenti stranieri nel nostro Paese sono calati del 58% e che, come ha sottolineato Matteo Salvini della Lega Nord, basandosi su dati Istat, il numero dei disoccupati è salito alla drammatica cifra di 7 milioni, senza contare gli ultimi scandali legati alle tangenti nei casi Expo e Mose …ma tant’è! Nel recente libro del giornalista americano Alan Friedman, “Ammaziamo il gattopardo”, viene evidenziato il fatto che le ultime due legislature, quella di Mario Monti nel 2011 e quella attuale di Matteo Renzi, sono state poste in essere in maniera quanto meno anomala, cioè senza elezioni dirette, ma per mano e volontà dello stesso Napolitano, cosa che è stata ripresa dal Financial Times con un taglio quanto meno ironico definendola come un nuovo caso di “italian job” (imbroglio all’italiana). Forse se questa volta il presidente taceva ci facevamo tutti una figura migliore.

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