Lettera_di_Rosa

Lettera di Gioia Rosa dal carcere di Lecce …come una cosa emozionante


Lettera_di_Rosa

La testimonianza di Rosa che ci scrive dal carcere senza parlar male del carcere, ricevere la sua lettera pacata è stata una cosa emozionante

Forse qualcuno lo saprà già, ma tutto è cominciato da un progetto in seno a Forza dei Consumatori, un’associazione che si occupa di tutelare i diritti dei cittadini e così, pensando alle fasce più deboli è nato il Progetto Carceri che mi ha permesso di vivere questa emozionante esperienza, quella di dare voce a chi vive al di là del muro. Il primo contatto è stato con Lucia, una detenuta del carcere di Lecce a cui scrissi una lettera per sapere se voleva aderire al nostro progetto, scrivendo delle testimonianze in prima persona: lo ha fatto con molto entusiasmo, ma la cosa sorprendente è che è riuscita a coinvolgere anche alcune sue compagne e così si sono aggiunte a lei Adina, Rosa e Cinzia, che pubblicheremo prossimamente.

Come già detto in altre occasioni, non ci interessano le ragioni che hanno portato una persona a vedersi privata della propria libertà, non è compito nostro, ma ci interessano le persone perché crediamo alla seconda possibilità, perché crediamo che il carcere sia un luogo di riabilitazione, di reinserimento, non già un castigo e, dunque, alle parole di Rosa non si può aggiungere altro

Salve a tutti mi chiamo Gioia Rosa e la mia storia può sembrare una come tante. Mi è successo che da moglie e mamma esemplare sono passata a vivere in questo contesto provando tanta sofferenza nel vedere la mia famiglia distruggersi e, di conseguenza, vedermi sola in queste mura e sentire il mio corpo trafitto dalla solitudine, ma nelle profondità di queste gelide mura ho ritrovato la forza di andare avanti grazie a mia figlia che ha abbracciato la mia sofferenza. Con il passare degli anni l’ho vista maturare come donna e come mamma, incontrandola ogni settimana a colloquio ho visto il suo pancino crescere settimana per settimana, quando era incinta. Lo accarezzavo dolcemente sentendo scalciare la creatura che aveva in grembo e poi, da un giorno all’altro, vedere tra le sue braccia un fagottino con dentro “il mio raggio di sole”, la mia nipotina Rosa, si chiama come me, che è un amore di bambina, la Stella Polare, la stella più ricercata, la stella più preziosa che non può mancare che tutti conoscono e devono conoscere in quanto speciale. Tutto questo mi ha dato la spinta di andare avanti e affrontare la vita anche in questo luogo di chiusura , poi ho avuto la fortuna di essere inserita in un bel progetto che è il Made in Carcere. L’officina creativa mi ha fatto sentire realizzata anche in un contesto come questo, per me è stato come aprire una porta di colori stando insieme alla mia datrice di lavoro e le mie compagne, mi sento come in una grande famiglia e con il loro aiuto affronto le mia giornate. Sbagliare è umano, ma oggi come oggi posso affermare che non rifarei mai lo stesso sbaglio, rinchiusa in una piccola cella ho avuto modo di pensare e ripensare a quanto tempo ho perso lontana dalla mia famiglia che aveva bisogno di tutto l’amore di una mamma. Quando arriverà il giorno che si aprirà quel grande cancello e ricomincerò una nuova vita con i miei cari ripenserò a tutto ciò che ho provato qui dentro perché è un’esperienza, la carcerazione, che mai si può dimenticare in quanto ti toglie tanto, ma, allo stesso tempo mi ha anche dato tanto perché mi ha fatto capire tante cose che nella mia vita non pensavo. Ringrazio tutti coloro che leggeranno questo mio pensiero

Gioia Rosa

carcere di Lecce

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