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La scrittura ai tempi di Gugol, SEO: parole chiave e parole schiave


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La SEO e le parole chiave per farsi trovare in Gugol, ma la poesia rifiuta le parole schiave

Chi scrive per il web sa che oramai la possibilità di “essere letti” passa attraverso gli algoritmi dei motori di ricerca, Gugol, primo fra tutti, che analizzano le parole chiave secondo una serie di parametri ammantati di “misterioso mistero”. Parole chiave o parole schiave allora?
Già, perché non basta più produrre un contenuto interessante o scrivere un articolo originale, senza SEO è quasi del tutto fatica sprecata, Gugol lo metterà in una posizione tale da renderlo pressoché invisibile ai più. Giusto, ma cos’è la SEO? É l’acronimo di Search Engine Optimization (Ottimizzazione per i Motori di Ricerca) ossia l’applicazione di quelle procedure che permetto ai vari motori di ricerca di valutare un contenuto in base ad una serie di parametri “matematici”: quantità e disposizione delle parole chiave, attributi di formattazione, lunghezza del testo e coerenza dello stesso con il titolo, e questo per semplificare al massimo, perché la SEO, più che una scienza, è un’alchimia. Infatti nell’analisi che fa Gugol rientrano anche i link (collegamenti ipertestuali, quelli che quando si clicca sopra aprono un’altra pagina), interni ed esterni, la velocità con cui viene caricato il documento e se lo stesso viene visualizzato o meno sui cellulari e i tablet, quanti “like” di Facebook gli sono attribuiti, quanti re-twitt, quante condivisioni e tanto altro ancora.
In pratica, se si voleva partire dalle parole chiave per rendere “trovabile” un articolo, si finisce con l’usare le parole schiave, schiave di un criterio che soddisfa principalmente i motori di ricerca.
Anche se Gugol afferma la propria volontà di avvicinarsi sempre più alle reali richieste dell’utente finale, anche se si avvicina sempre più ad un tipo di analisi semantica della SEO (bisogna riconoscere che è vero) sempre di matematica si tratta, cosa che spesso entra in contrasto con il concetto stesso di letteratura o di semplice scrittura.
Per fare un esempio terra-terra: un articolo, o contenuto che dir si voglia, deve rispettare almeno delle regole essenziali per essere visibile a questi folletti che sono i robot dei motori di ricerca. La parola chiave principale deve essere contenuta nel titolo, nel sottotitolo e ripetuta almeno qualche volta (dipende dalla quantità di parole che vengono utilizzate) all’interno del corpo del testo nonché come accompagnamento all’eventuale immagine che lo stesso potrebbe contenere.
Ma queste sono solo le principali regole fondamentali, come detto in precedenza, la SEO è una cosa ben più complessa tant’è vero che esistono dei veri e propri professionisti in grado di fare la differenza tra un contenuto visibile ed uno invisibile.
Quando si tratta di produrre un testo finalizzato alla vendita di un prodotto, qualunque esso sia, ricorrere alla SEO è strategicamente importante, anzi, fondamentale, se avete creato un ebook, molto probabilmente vorrete venderlo ed essere nei primi posti della ricerca organica di Gugol vi faciliterà il compito, ma se scrivete poesie, se vi appassionano gli haiku sarà difficile imbrigliarli in un’asettica SEO: gli algoritmi non hanno sensibilità, provate a mettere in chiave SEO “M’illumino d’immenso”
…ma si sa, se la poesia è lo spirito della libertà delle parole, non potrà mai ricorrere a parole schiave

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