Israele_cashless

Israele lavora ad un progetto per l’eliminazione del denaro contante


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Una società dall’economia cashless, senza denaro contante. E’ quello che si prefigge lo Stato di Israele, ma è davvero auspicabile?

Israele si prepara a diventare il primo Stato al mondo a gestire la propria economia interna senza l’uso del denaro contante. Il progetto, che si svilupperà in tre fasi successive, ha già una commissione ad hoc presieduta dal Capo del Personale del Primo Ministro Benjamin Netanyauh. Il motto è: “Fare tutto quello che serve per farla finita con le operazioni di cassa in Israele”.
La decisione di orientarsi verso una struttura economica “cashless” parte dal presupposto che la libera circolazione di denaro contante non solo favorisca l’evasione fiscale, ma che alimenti anche l’economia sommersa e, di conseguenza, la piccola e grande criminalità che può far circolare denaro “sporco” al di fuori dei controlli ufficiali.
Il piano annunciato da Harel Locker, il Capo del Personale di Netanyauh prevede i seguenti tre punti:
1) il primo prevede una limitazione immediata alle transazioni commerciali, in contante o in assegno, a 7.500 NIS, (New Israeli Shekel o Nuovo Siclo Israeliano, la valuta in vigore in Israele) pari a 2.150 dollari con una riduzione, entro un anno dall’entrata in vigore dalla legge, a 5.000 NIS, 1.433 dollari
2) il secondo pone un limite a tutte le transazioni private, sempre tramite denaro contante od assegno, a 15.000 NIS, 4.300 dollari
3) ogni violazione a questi limiti verrebbe considerato un reato, punibile con multe pesanti volte a scoraggiare i tentativi di aggirare i limiti stabiliti.
Vista così, la decisione del governo Netanyauh, potrebbe sembrare quasi innocua e dettata dal buon senso: eliminare il contante, ridurre l’evasione fiscale e levare il terreno sotto i piedi alla criminalità, ma questo, di fatto, non è una novità assoluta: già in Svezia si calcola che la circolazione del denaro contante sia solo del 3% del totale ed alcune banche lo hanno già eliminato definitivamente e, secondo uno studio condotto dalla MasterCard, anche negli Stati Uniti si stanno orientando verso questa direzione: l’80% degli acquisti avviene tramite carte di credito e sicuramente questa tendenza è già estesa ad altri Paesi e finirà certamente col consolidarsi, ma c’è un risvolto alla questione che dovrebbe far riflettere: la tracciabilità di ogni transazione, dall’acquisto del pane come il pagamento di un viaggio aereo, sarebbe così totalmente tracciabile, le nostre preferenze, in fatto di gusti personali, i nostri spostamenti, insomma tutto quello che passa attraverso uno scambio di denaro, contante o virtuale che sia, finirebbe inevitabilmente nei data base del fisco e quindi dei governi che avrebbero così un assoluto controllo sociale dell’intera popolazione, che, unita alle telecamere di sorveglianza, alla tracciabilità dei cellullari tramite le celle e il gps, fa di noi degli individui assolutamente vulnerabili privati di ogni minimo di privacy. Ma un’altra questione si pone: l’idea di un’economia cashless prevede alla base che tutti abbiano un reddito tale da potersi permettere una carta elettronica per i pagamenti senza tenere conto il fatto che il tasso di disoccupazione globale, salvo per alcuni casi eccezionali, tende ad essere un problema che riguarda diversi Paesi nel mondo, come faranno tutti questi poveri a permettersi una carta di credito? E se anche qualcuno, spinto da un animo sensibile, volesse aiutare chi si trova in difficoltà come dovrebbe fare? Forse Israele non ha prevista questa possibilità oppure le banche, oltre a fornire i propri clienti di carte elettroniche provvederà a donare ai più bisognosi un POS con cui ricevere le elemosine.

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