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Il_piano_di_Putin_contro_l'ISIS

Il piano di Putin contro l’ISIS e le divergenze con gli Stati Uniti

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Sergey Lavrov, il ministro degli Esteri russo, durante l’incontro tenutosi ieri in Qatar, ha illustrato il piano di Putin per contrastare l’ISIS. Divergenze con gli Stati Uniti

Putin propone una nuova coalizione per contrastare l’ISIS che coinvolga la Siria, l’Iraq, i curdi ed altri Paesi della regione, ma trova l’ostacolo degli Stati Uniti. E’ quanto emerso ieri durante i colloqui tenutisi in Qatar tra Sergey Lavrov, ministro degli Esteri russo, John Kerry, segretario di Stato americano e le delegazioni delle diplomazie dei Paesi del Golfo. L’ostacolo principale alla proposta di Putin sta nella posizione americana nei confronti di Bashar al Assad, vera spina nel fianco che gli Stati Uniti non sanno ancora come gestire, ma secondo il Cremlino è proprio la presenza attiva sul campo della Siria che potrebbe fare la differenza nella lotta contro l’ISIS.

Gli Stati Uniti sono categorici: Assad si deve dimettere e per ottenere questo risultato, già nel 2014 ha dato vita al progetto denominato “Sunni Awakening” (risveglio sunnita) sotto il comando del generale John Allen che prevedeva l’addestramento dei ribelli moderati dell’opposizione siriana da parte di istruttori americani. Il piano, costato 500 milioni di dollari, aveva già suscitato perplessità da parte di alcuni analisti come Vladimir Isaeev, vice direttore dell’Istituto di Studi Orientali dell’Accademia delle Scienze della Russia e Irina Federova, esperta dello stesso istituto la quale affermava: “È un’altra delle operazioni che gli USA iniziano con troppa facilità. Lo stesso abbiamo visto quando hanno creato Al-Qaeda. Anche lo “Stato islamico”, creato per lottare contro Bashar Assad in Siria, è nato grazie agli USA. Il senatore John McCain aveva incontrato l’attuale leader dell’ISIS ancora nel 2013 in Siria. Hillary Clinton, quando era ancora Segretario di Stato, ha avuto contatti con alcuni dirigenti di questo gruppo in Turchia. La politica dei doppi standard non porta mai a nulla di buono, come anche la strategia del “caos controllato”, il quale, ahimè, è diventato ormai incontrollabile I dubbi mossi allora, e che sembrerebbero essere confermati, erano che le probabilità che i cosiddetti ribelli moderati, una volta addestrati sarebbero potuti passare nelle fila nemiche senza nessuna possibilità di controllo da parte degli stessi Stati Uniti

Altrettanto decisa la posizione della Russia e degli altri Paesi che sostengono Damasco che si dichiarano non pronti a collaborare con l’attuale coalizione anti ISIS creata dagli Stati Uniti fino a quando non saranno le Nazioni Unite, attraverso l’approvazione di una risoluzione speciale a darne esplicito mandato. “Tale coalizione -ha dichiarato Lavrov al termine dell’incontro- dovrebbe costituirsi su una solida base giuridica internazionale” criticando la posizione degli Stati Uniti espressa da John Kerry: “Quando gli Stati Uniti un anno fa avevano annunciato la creazione di una coalizione per combattere ISIS in Iraq e in Siria, Washington si è assicurata l’accordo del governo iracheno, ma non ha chiesto nulla a Damasco. Abbiamo già sottolineato l’illegittimità e l’inefficacia di tale approccio”

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