Maroni_e_i_frontalieri

Frontalieri in Svizzera, “Aiutiamoli a casa loro” signor Maroni

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A poche settimane dalla prima dichiarazione sui frontalieri italiani che si recano in Svizzera Maroni torna alla carica: “Frontalieri umiliati come clandestini”

Alcune settimane fa, in una intervista rilasciata al Corriere della Sera, l’ex ministro degli Interni che attualmente ricopre l’incarico di governatore della Lombardia, Roberto Maroni, aveva espresso le seguenti parole: “Frontalieri, non andate in Svizzera per un mese, vi pago io lo stipendio così gli elvetici vedranno cosa succede” e ieri, durante un intervento su Telelombardia è ritornato sull’argomento dicendo: “Frontalieri umiliati come clandestini” ribadendo le sue posizioni sulle nuove norme introdotte dal Canton Ticino in merito ai rilasci dei permessi per frontalieri e dimoranti. “Non spetta alla Regione Lombardia, ma ce ne stiamo occupando -ha proseguito Maroniperché i cosiddetti frontalieri sono 60’000 lavoratori lombardi che non possono subire l’umiliazione quotidiana di essere considerati come clandestini appena varcano il confine”

Dalle parole del leghista traspare una certa confusione di concetti: perché la Svizzera, così come fa il Carroccio con la gente che fugge da fame e conflitti, non dovrebbe proteggere i propri confini ed interessi economici?

Ma al di là di questa banalissima considerazione Maroni, implicitamente, riconosce l’infelice posizione che vive il clandestino, colui che lascia la propria terra spinto dalla necessità, dal bisogno di lavorare e di migliorare la propria vita, di guadagnarsi la propria dignità. Perché allora, quello del “Aiutiamoli a casa loro” non si fa un esame di coscienza?

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