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Facebook contro le “bufale”, ma con quali strategie?


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Facebook vuole limitare la circolazione delle “bufale” in rete, ma chi stabilisce l’attendibilità delle fonti?

Facebook, la più famosa e diffusa piattaforma di social network, dichiara guerra alle “bufale” diffuse in rete chiedendo agli utenti di segnalare le notizie considerate false. L’obiettivo di Menlo Park è quello di ridurre sensibilmente il carico di notizie senza fondamento che compaiono sulle nostre bacheche ed apparentemente sarebbe un miglioramento del servizio che darebbe a Facebook un aspetto meno “frivolo” o fuorviante, sicuramente più di qualità, ma il progetto, che per ora è solo in fase sperimentale, desta già qualche perplessità. Prima fra tutte, e guarda caso richiamerebbe alla mente il caso di Charlie Hebdo, alcune delle cosiddette “bufale” sono pubblicate da siti che notoriamente fanno del grottesco e dell’iperbole il loro punto di forza (Il Lercio, tanto per citarne uno o Il Corriere del Corsaro), ma il problema, come evidenziato dal rapporto 2013 del Word Economic Forum, è fondamentalmente quello della “disinformazione digitale di massa” che fa sì che una notizia, evidentemente infondata se non addirittura inventata di sana pianta, diventi virale in pochissimo tempo in maniera esponenziale, in quanto supportata da un notevole numero di “like” che in qualche modo, agli occhi dei meno attenti, ne confermano l’autorevolezza.
Il discorso però, funzionerebbe altrettanto bene anche nella maniera inversa: una notizia vera, anche se cosiddetta di nicchia e quindi poco diffusa in rete, potrebbe essere “boicottata” se un gruppo di utenti decidesse, per qualche ragione, di offuscarla o addirittura farla sparire con una serie di segnalazioni. L’ipotesi non è del tutto improbabile considerando che attraverso Facebook o il suo concorrente Twitter circolano in rete numerose notizie di carattere, politico, di denuncia sociale od ambientale.
É evidente quindi, che basandosi solo sulle segnalazioni degli utenti, l’attendibilità o meno di una notizia non si appoggi su criteri oggettivi, anche se  sembra che lo stesso Facebook sia intenzionato a destinare alla verifica delle informazioni un team di esperti che ne valutino l’attendibilità delle fonti, cosa piuttosto improbabile visto che, stando ai dati del 2013, il social network contava già oltre un miliardo e 250 milioni di iscritti ed è diffuso in più di 70 lingue.
Facebook, nato il 4 febbraio del 2004 dall’ingegno di Mark Zuckerberg, Eduardo Saverin, Andrew McCollum, Dustin Moskovitz e Chris Hughes è sempre stato accompagnato da questo motto: “Facebook aiuta a connetterti e rimanere in contatto con le persone della tua vita”, ma ora è diventato un qualcosa di più: è un canale di informazione “non ufficiale” dove attingono dati le redazioni giornalistiche, le forze di polizia, gli addetti al personale e via dicendo, una bacheca mondiale dove ognuno dovrebbe essere libero di esprimere ciò che vuole, bannare un contenuto per via delle segnalazioni potrebbe diventare una forma di censura popolare senza regole precise, sarebbe come mettere un filtro affidato all’istinto o alle simpatie e ammettere, anche se nei sottintesi, che l’utente finale non sia in grado di valutare autonomamente se dare o meno credito ad una informazione, del resto è facile ottenere dei riscontri, basta approfondire le ricerche in rete prima di spammare compulsivamente un contenuto

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