Eurotassa

Eurotassa, la penosa alternativa della UE ai Paesi del BRICS


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Mentre i BRICS lanciano la nuova Banca di Sviluppo insieme al Contingent Reserve Arrangement l’Europa che fa? Pensa a un eurotassa

I Paesi del BRICS hanno da poco dato vita alla Banca di Sviluppo (100 miliardi di capitale) contestualmente al Contingent Reserve Arrangement (anch’esso coperto da 100 miliardi) e l’Europa si appresta a varare la sua alternativa: l’eurotassa a conferma di una politica economica confusa e scellerata.

Le differenze tra le due concezioni sono culturali, ancorché economiche: mentre i Paesi del BRICS parlano di Banca di Sviluppo, un istituto cioè che venga in aiuto ai Paesi emergenti o in via di sviluppo per favorire la creazione di strutture che stimolino la competitività sul mercato e, di conseguenza, un incremento positivo nell’economia globale, l’Unione Europea è ferma sul principio del debito e della dipendenza cosa che è emersa prepotentemente col la recente crisi della Grecia, ma un’altra differenza sostanziale tra le due concezioni di economia sta nel fatto che i BRICS hanno pensato già da subito, con il Contingent Reserve Arrangement, ad un fondo di riserva per tamponare eventuali destabilizzazioni monetarie e delle bilance di pagamento degli Stati partecipanti.

L’idea dell’eurotassa, che tra l’altro non è un argomento nuovo nell’ambito del dibattito europeista, secondo il settimanale tedesco Der Spiegel, sarebbe stata rilanciata niente meno che da Wolfgang Schaeuble, il ministro delle Finanze tedesco, forte sostenitore del Grexit.

Sembra un passo indietro, o una pezza a colori, dopo tutte le riunioni che si sono tenute a Bruxelles per discutere sulla crisi greca, ma ad una prima occhiata l’iniziativa che, sempre secondo il settimanale di Amburgo, sarebbe al vaglio di una Commissione a guida Mario Monti, con l’appoggio del presidente della Commissione UE Jean-Claude Junker, se attuata, sarebbe l’ennesimo balzello a carico di tutti i cittadini della Comunità Europea, si tratterebbe in sostanza di devolvere parte del gettito fiscale ottenuto tramite Iva e Irpef ad un fondo europeo, oppure, in alternativa, ad istituire una forma di tassazione ad hoc.

Dunque, mentre alcuni Paesi membri della Comunità cominciano a valutare l’ipotesi di un’uscita dall’eurogruppo, mentre il problema delle quote immigrazione spacca l’Europa che addirittura, come in Ungheria, innalza muri anti immigrati e compie vere e proprie deportazioni con vagoni blindati in stile nazista e mentre l’economia vacilla divorata dalla sperequazione tra un’Europa forte ed una debole, cosa viene in mente al falco del Bundetstag tedesco? Vessare ulteriormente i cittadini per sopperire ad una grave mancanza di programmazione politico-economica a lunga distanza.

Intanto, a conferma del fatto che i Paesi del BRICS fanno sul serio è notizia di questi giorni che la Banca di Sviluppo ha emesso il primo prestito in yuan (la moneta cinese)

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