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Ebola e controllo sociale, una possibilità concreta e lucrativa > l'Iconoclasta
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Ebola e controllo sociale, una possibilità concreta e lucrativa


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L’allarme Ebola fa tremare il mondo, ma potrebbe anche essere un potente strumento di controllo sociale

Dapprima allarme e preoccupazione, quando i dati sulla diffusione del virus Ebola nell’Africa occidentale diventavano via via sempre più numerosi, ma ora che l’infezione è sbarcata anche in America e in Europa siamo vicini al panico.
I dati statistici, ammesso che siano veri, hanno indotto le autorità statunitensi a decretare uno “stato d’urgenza” al fine di limitarne la diffusione, ma se è vero che ogni medaglia ha il suo rovescio, proviamo a guardare il fenomeno sotto un’altra angolazione: l’allarme Ebola potrebbe avere delle ripercussioni sul controllo sociale.

Fenomeno da non sottovalutare comunque

Naturalmente questo non vuol dire sottovalutare il rischio concreto di una pandemia, ma si sa, paura e terrore sono formidabili strumenti nella manipolazione di massa e i governi, da che esistono, ne hanno sempre saputo approfittare egregiamente e in questo le religioni hanno da sempre fatto da maestre, basti pensare alle pene dell’al di là: non solo la stragrande maggioranza della popolazione mondiale conduce una vita quasi ai limiti della sopravvivenza ma, per i credenti delle varie dottrine, nemmeno la morte è da considerarsi definitiva, no, se non rispetti certi dogmi, soffrirai anche dopo di essa.
Ma vediamo alcuni numeri: secondo i dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità il tasso di mortalità dell’Ebola sarebbe intorno al 60-90% quando in realtà la vera percentuale si attesta intorno al 50-55% se l’infezione viene seguita con gli adeguati trattamenti. E’ ovvio che se le percentuali vengono prese da paesi come la Nigeria o la Sierra Leone che, ricordiamo, è stata addirittura stata messa in quarantena, dove non ci sono strutture sanitarie adeguate, dove le abitudini culturali e sociali non impediscono il contatto con le persone infette e dove, come abbiamo visto in alcuni telegiornali, i corpi dei cadaveri sono letteralmente abbandonati lungo le strade, queste possono sembrare assolutamente attendibili.
Medici senza frontiere, la prima organizzazione accorsa in Africa per arginare la diffusione dell’Ebola, aveva già da mesi sottolineato che era necessario intervenire sul posto con mezzi e strutture adeguate, ma i vari governi hanno preferito temporeggiare lasciando, forse anche deliberatamente, che il micidiale virus  toccasse anche i Paesi occidentali.

Perché un governo potrebbe usare l’Ebola per il controllo sociale?

Motivo? Semplice: avere più spazio di manovra nel controllo sociale e poter introdurre leggi restrittive che in condizioni diverse sarebbero state improponibili.
E’ naturale quindi che i cittadini non si oppongano ad una maggiore sorveglianza nei porti e gli aeroporti: i più ferrei controlli sanitari e quelli di polizia non solo non vengono considerati come una più stretta forma di controllo di massa, anzi, vengono addirittura auspicati se non addirittura invocati.
Eppure è difficile credere che questi Paesi evoluti potessero davvero credere che l’Ebola sarebbe rimasto circoscritto in Africa.
Senza nulla togliere alla prudenza nel considerare questa terribile malattia e nella speranza di non dover mai fare paragoni percentuali, va ricordato che ogni anno l’influenza stagionale nel mondo fa tra le 250.000 e le 500.000 vittime eppure queste cifre non suscitano l’allarmismo esasperato che provoca l’Ebola.

Strane coincidenze

Una curiosità di cui si parla poco, soprattutto attraverso i grandi media: il Kenema Government Hospital, in Sierra Leone, lavora per conto della Tulane University che svolge attività di ricerca sulle armi biologiche per l’USAMRIID (US Army Research Institute of Infectious Disaeses). Secondo la giornalista Jane Burgermeister, l’epidemia sarebbe proprio da questo ospedale.
Nei laboratori del Kenema Government Hospital era ospitato anche il CDC (Center for Disease Control and Prevention) anch’esso coinvolto negli studi del virus Ebola. Tra gli scienziati del CDC figura anche Stephen Gire, guarda caso anche lui in stretto contatto con l’esercito americano. Nel 2009 il CDC deposita un brevetto, protocollato CA 2741523 A1, su un ceppo di ebola estratto da un malato, sostenendo che da esso è riuscito ad estrarre la sequenza genetica completa del virus Ebobun.
Intanto la Tekmira, finanziata dalla multinazionale Monsanto,appena pochi mesi prima dell’esplodere dell’epidemia, aveva stipulato con il Dipartimento della Difesa americano un contratto per un trattamento antivirale per 140 milioni di dollari ed ora può aggirare facilmente le restrizioni sulla sperimentazione umana a causa dell’emergenza di cui parlano i media riportando gli allarmi diffusi da Obama e dall’OMS.
Ma mentre dall’America si fa sapere che un vaccino contro l’Ebola potrebbe essere disponibile non prima del 2016, la Okairos di Pomezia Terme, ha prodotto un vaccino approvato dalla stessa OMS e, già nei primi di ottobre, aveva dichiarato che entro il 2015 sarebbe stata in grado di fornire un milione di provette da distribuire in tutto il mondo. Coincidenze?

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