Ravachol

Conoscete Ravachol? Anarchico, bombarolo e profanatore di tombe


Ravachol

François Koenigstein, al secolo Ravachol, muore ghigliottinato a Montbrison l’11 luglio del 1892 dove è tuttora custodita la sua tomba.

Perché parlarne ora? Perché rievocare quello spettro che terrorizzò la Francia a iniziare dal 1886 quando a Varizelle commise il suo primo efferato omicidio assassinando un oste a colpi d’ascia per mettere a segno una rapina?

 

Perché a poco più di un secolo da quel travagliato periodo della storia le condizioni sociali ripresentano un quadro che potrebbe riprodurre simili forme di estrema ribellione.

Ravachol è forse uno dei personaggi più noti nella galassia anarchica radicale, sicuramente uno tra i più cruenti e determinati tanto da rimanere negli annali della storia libertaria come un duro e puro della rivoluzione, un antieroe che nel tempo ha ispirato altri emulatori.

Ma vediamo brevemente la sua biografia: François nasce nei pressi di Saint Etienne, a Saint Chamond per l’esattezza, dall’unione tra Jean Adam Koenigstein, un operaio di origine olandese e Marie Ravachol, francese, da cui prese il cognome in quanto il padre lo riconobbe solo in seguito.

La vita di Ravachol si presentò difficile già dall’inizio, la miseria, lo sfruttamento e le differenze sociali di quel contesto storico fecero di François prima un ateo convinto, poi si spinse verso il socialismo ed infine approdò al più brutale concetto di anarchia. Al delitto di Varizelle seguirono altri omicidi: nel giugno del 1891 toccò ad un anziano misantropo finire sotto il tiro di Ravachol, assassinato per derubarlo del denaro che aveva accumulato, il mese successivo si introdusse in un negozio a Saint Etienne per rapinare la cassa lasciandosi dietro i cadaveri della proprietaria e della figlia e sempre nello stesso anno profanò la tomba della baronessa de la Rochetaillée per impossessarsi dei gioielli che si era portata per il lungo viaggio nell’al di là.

Ma quelli erano tempi diversi vero? O si era nobili per casato o si era dei parvenue la vera differenza stava solo nel denaro: chi ne aveva troppo e chi non ne aveva affatto ed ecco che Ravachol decise di farsi barba delle ideologie di socialismo e di giustizia sociale per riprendersi quello che, a suo modo di vedere, gli apparteneva per diritto naturale. Catturato e condannato, nel 1892 evase di prigione ma torna a farsi sentire l’11 marzo di quello stesso anno quando, a seguito della repressione del governo francese che durante una manifestazione a Fourmies causò l’uccisione di 14 persone e il ferimento di altre 40, mise una bomba nella casa del giudice di Clichy,  il 27 un’altra nell’abitazione del procuratore e ancora, organizzò un attentato nei pressi di una caserma di Parigi. Riconosciuto dal proprietario del ristorante Very nel quale era solito fare colazione, venne nuovamente arrestato e questa volta condannato dapprima ai lavori forzati a vita e successivamente, quando il tribunale di Montbrison lo riconobbe anche autore dei delitti del 1891 la sua condanna definitiva fu la ghigliottina.

Ricordare in questo periodo storico l’oscura figura dell’anarchico Ravachol non è un semplice esercizio di memoria, la frase citata prima: “Ma quelli erano tempi diversi vero?” è volutamente ironica perché sembra invece che gli ingredienti ci siano ormai tutti: una casta politica sempre più grassa ed arroccata (e non si parla solo di quella italiana) su posizioni di privilegio, una democrazia che nei fatti non ha nessuna concretezza e un desolante panorama di esasperazione da parte delle classi medio-basse che tende ad esplodere sempre più spesso in gesti di ribellione, vuoi contro gli emigranti, vuoi contro gli sgomberi delle case occupate, vuoi contro gli esuberi e i licenziamenti. Certamente è un’occasione ghiotta per chi cerca voti e consensi tanto da spingere Salvini a cavalcare anche l’onda dell’esasperazione meridionale, ma il dato che dà il 40% come possibili astenuti dalle prossime elezioni, qualunque esse siano, offre un quadro preoccupante della situazione verso la quale stiamo andando incontro: quasi la metà degli italiani non crede più nella politica e nei sindacati, peraltro essi stessi divisi e contestati, un 40% che forse si è anche stancato di perdere la voce nelle piazze gridando richieste inascoltate, se non addirittura “manganellate”.

Le condizioni per la nascita di un nuovo Ravachol sembra ci siano tutte, ma forse ce ne accorgeremo troppo tardi

 

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