Boat_people

Boat people, i Rohingya: un’umanità alla deriva che non vuole nessuno


Boat_people

Boat people, la comunità Rohingya alla deriva nel Mar delle Andamane a cui nessuno presta attenzione

L’informazione segue le rotte dell’audience e, naturalmente, è “geolocalizzata” tranne nei casi in cui non garantisca un considerevole aumento delle vendite. Evidentemente non è così per il caso dei Rohingya, un popolo senza patria che naviga alla deriva nelle acque indonesiane, il cosiddetto Boat people che rischia l’estinzione a causa dell’indifferenza. Sono in fuga principalmente dal Myanmar (Repubblica dell’Unione Birmana controllata, dal 1962, da un regime militare) dove, essendo una minoranza musulmana, subiscono la repressione da parte della maggioranza buddhista. Come nel film Waterworld vagano disperati a bordo di barconi in cerca di salvezza solo che nella loro sventura non c’è niente di romantico: uomini, donne e bambini che rischiano di morire senza acqua né cibo. 120 mila, secondo le Nazioni Unite, i Rohingya che si sono avventurati in mare dal 2012 fino ad oggi, ma né la Malesia né l’Indonesia, la Thailandia e gli altri Stati costieri permettono lo sbarco di questi disperati. Solo lo Stato thailandese, occasionalmente, lancia dagli elicotteri su quelle misere imbarcazioni scorte di acqua e di cibo sufficienti alla sola sopravvivenza. In alcuni casi, quando le imbarcazioni dei Boat people sono in avaria, capita che vengano abbordati dalle navi della marina militare da cui sbarcano dei tecnici per risistemare i motori. Compiuto il loro lavoro si limitano ad indicare loro la rotta per la terra più vicina e li lasciano soli al proprio destino nonostante la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS) ratificata a Montego Bay (Giamaica) il 10 dicembre del 1982 (nell’area in questione solo la Cambogia non ha firmato il trattato). Ma come abbiamo detto, l’informazione segue le rotte dell’audience e queste non coincidono con quelle dei Boat people, troppo distanti da noi, concentrati sul dramma del Mediterraneo, ma le condizioni sono le stesse: persone che fuggono dalle persecuzioni politiche e religiose. Solo un appello inascoltato di Jeffrey Savage, dell’Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati: “Sappiamo che ce ne sono almeno ottomila su varie imbarcazioni sul mar delle Andamane” rivolgendosi alla Comunità internazionale, per affrontare una massiccia campagna di soccorso per portare queste persone al sicuro.

Benvenuto e grazie per il tuo contributo

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Su questo sito utilizziamo strumenti nostri o di terze parti che memorizzano piccoli file (cookie) sul tuo dispositivo. I cookie sono normalmente usati per permettere al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare statistiche di uso/navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare opportunamente i nostri servizi/prodotti (cookie di profilazione). Possiamo usare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti ad offrirti una esperienza migliore con noi. Cookie policy