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Blogger per l’informazione, è possibile una strategia di micro-reti?


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Tra milioni di informazioni sul web essere blogger è una difficile scommessa, forse bisognerebbe pensare a micro-reti

Sono consapevole di sfiorare l’utopia o di sfondare una porta aperta, ma dopo diversi anni che scrivo sul web come autore-collaboratore e come blogger, dopo avere ascoltato i pareri di molti colleghi e colleghe intorno all’argomento della comunicazione, ci sono cose talmente evidenti da non poter essere più tralasciate: siamo dei professionisti e siamo sottopagati, se addirittura non lo facciamo solo per puro e semplice amore dell’informazione.
Non importa quale sia il campo a cui ci dedichiamo, sia esso cucina, politica, sport, gossip o controinformazione. Quasi sempre, salvo nei casi non rari dei maestri del copia/incolla verso i quali va il mio più totale disprezzo, ogni lavoro, ogni post è frutto di ricerca e di approfondimento, ma nonostante l’impegno ed il lavoro l’attività di blogger viene considerata un hobby, un NON lavoro e, se al massimo ne viene indietro un minimo di ritorno economico è attraverso i banner pubblicitari che oramai non clicca più nessuno. Con quello che scriviamo, se va bene, al massimo ci ripaghiamo la connessione internet.
L’idealismo è una bella cosa, ma con esso non possiamo pagarci nemmeno un panino quindi, se vogliamo stare al mondo, dobbiamo guardare le cose con un certo pragmatismo, io provo a proporre la mia ricetta poi magari chissà…
Salvo casi rari di successo il primo problema per un blogger è quello di far sì che il proprio lavoro circoli in rete il più possibile. Ci sono vari metodi per farlo: curare l’aspetto tecnico indirizzato ai motori di ricerca (tecniche SEO), social network, community e forum, directory di blog e aggregatori di notizie. Normalmente il lavoro che potremmo definire di post-produzione o spamming è quello che porta via più tempo, anche se ci sono dei programmi (a pagamento) che possono rendere automatizzata la cosa, ma il vero obiettivo del blogger è quello di avere un pubblico più o meno affezionato che vada spontaneamente nel suo sito per scoprire se ci sono novità degne d’interesse, un po’ come comperare la Repubblica anziché il Sole 24 Ore e per farlo, ovviamente, sono necessarie costanza, qualità e originalità dei contenuti, ma sorvolando su quelle che sono le regole di base per un bravo blogger, vediamo quali sono i limiti oggettivi che deve superare.

SEO e motori di ricerca

Fare una buona SEO comporta il rispetto di alcune regole strettamente matematiche: posizionamento delle keyword, densità delle stesse all’interno del testo, titoli e sottotitoli e via andare con tutta una serie di tecnicismi che creano imbarazzo tra la scorrevolezza del testo, l’uso di sinonimi, digressioni etc. Insomma, la SEO non è pensata per la lingua italiana e la sua ricchezza di variabili semantiche a meno che non si tratti di recensioni tecnico-scientifiche particolari dove l’uso di particolari keyword è assolutamente necessario.
Ma provate a scrivere una poesia in termini SEO, se non siete Ungaretti i motori di ricerca non la inseriranno mai nei primi posti.

Social network

Sono sempre di più: Twitter, Facebook, Pinterest e via dicendo e, soprattutto attraverso i vari gruppi e comunità all’interno di essi, potenzialmente potrebbero offrire bacini di utenza di tutto rispetto. I gruppi al di sopra dei 10.000 iscritti sono allettanti, chissà quanti lettori! In realtà è esattamente il contrario: la possibilità che un vostro post possa essere letto è inversamente proporzionale al numero dei lettori. Ovvio, se io inserisco un post adesso tra 5 minuti sarà sceso in basso nella pagina coperto da quello di altri. L’unica possibilità che torni “a galla” è che qualcuno faccia un commento ed allora risulta come “ri-editato” e torna in evidenza. D’altra parte pubblicare su di un gruppo di 200 persone equivale a gridare il proprio contenuto affacciati alla finestra (ma su questo punto ritorneremo più tardi)

Community e forum

Forse le più efficaci in questo senso (anche se devo ammettere la mia scarsa conoscenza). Sono a carattere tematico, il lettore è anche commentatore e da lì possono nascere nuove idee e nuovi contenuti. Se avete scoperto il metodo su come fare la grappa di cicoria state sicuri, saranno in molti a voler apprendere la tecnica

Directory di blog

Ce ne sono a centinaia, alcune prestigiose, altre no. In sostanza si tratta di archivi tematici (letteratura, cinema, video games, cucito… tutto insomma) dove potete inserire il vostro blog. In realtà però, nella maggior parte dei casi questi archivi possono essere utili ai ricercatori, agli studenti che preparano una tesi o alla Digos: il lettore va su Google non sulle directory.

Aggregatori di notizie

Infine ci sono gli aggregatori di notizie, anche questi più o meno autorevoli e prestigiosi. Svolgono una funzione simile a Google News con la differenza che gli articoli non vengono “agganciati” dal motore di ricerca in base a determinati parametri (sembra che anche l’algoritmo c**o abbia una componente notevole, ma se ne dibatte poco), ma tocca all’autore stesso segnalarli di volta in volta. Per la verità alcuni di questi aggregatori sono indicizzati bene e la possibilità di comparire nelle prime voci delle ricerche è abbastanza alta. Attenzione però, ci sono gli imbroglioni, ovvero siti che promettono di fare la stessa cosa, ma in realtà copiano i vostri articoli di sana pianta. Meglio chiarire: una volta iscritti al sito aggregatore per inserire un articolo vi viene chiesto, a seconda dei casi, il titolo, l’URL di riferimento, una breve descrizione, i tag principali e la categoria dove ritenete inserirlo. A quel punto il lettore clicca sul vostro titolo (se lo incuriosisce) e viene immediatamente reindirizzato alla pagina del vostro blog. I furbi invece, una volta che vi siete iscritti, prendono il vostro articolo per intero, spesso senza preavviso, e lo ricopiano tal quale sul proprio portale. E’ ILLEGALE: si tratta di un vero e proprio copia/incolla che vi penalizza per due ragioni fondamentali: la prima è che i motori di ricerca non vedono di buon occhio i contenuti duplicati (si può anche essere esclusi dai successivi criteri di ricerca) la seconda è che nessun lettore verrà mai a visitare il vostro blog anche se è stato inserito il link che rimanderebbe ad esso (normalmente in fondo all’articolo e quasi sempre non attivo). Cancellate immediatamente l’iscrizione e diffidate il sito dal continuare questa pratica.

Conclusione

Se ai tempi di Unix si parlava di internet come Villaggio Globale ora è evidente che ci troviamo di fronte ad una vera e propria megalopoli di informazioni nella quale non solo è difficile orientarsi, ma anche essere “visibili” agli occhi degli altri (non dimentichiamo che chi scrive, bravo o meno bravo che sia, desidera che il suo messaggio venga letto da altri, ma così appare davvero estremamente difficile. Una soluzione quindi, potrebbe essere quella di “frazionare” le informazioni attraverso micro-reti tematiche collegate.
Mi spiego meglio: i miei campi d’interesse sono geopolitica e controinformazione, se per esempio volessi parlare dell’influenza che ha la CIA nelle questioni politiche internazionali, non mi basterebbe una vita per farlo: man mano che scavo nei dossier trovo sempre nuovi spunti e nuovi collegamenti e, anche con tutta la buona volontà, non sarei mai in grado di fornire un quadro completo ed esaustivo (ammesso che si possa fare parlando di servizi segreti), ma coordinando il lavoro con altri blogger che trattano dei miei stessi argomenti, attraverso link reciproci, l’intero argomento potrebbe essere affrontato a livello di inchiesta con i seguenti benefici: primo fra tutti quello per il lettore che da un solo blog (attraverso i link appunto) può avere un quadro complessivo di tutto l’argomento semplicemente seguendo i collegamenti ipertestuali, secondariamente per i vari autori che collaborano al progetto perché, indipendentemente da quale sia il punto di partenza, hanno molte più possibilità di essere visitati nei loro contenuti personali.
Le micro-reti però non dovrebbero rimanere chiuse in compartimenti stagni, ma a loro volta essere collegate ad argomenti similari dove si innescherebbe lo stesso processo: CIA-> interessi economici-> multinazionali-> inquinamento-> salute-> lavoro-> società come una sorta di scatole cinesi.
Secondo voi è una cosa plausibile? E in ogni caso vorreste lasciare un vostro commento?

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