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Bin Laden: il Pulitzer Seymour Hersh sostiene che gli USA abbiano mentito


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Secondo il premio Pulitzer Seymour Hersh circa la fine di Bin Laden gli USA hanno mentito

Il giornalista Seymour Hersh, vincitore nel 1970 del premio Pulitzer per aver svelato il massacro di My Lai (347 civili inermi, quasi tutti vecchi, donne e bambini furono trucidati dalla Compagnia Charlie, 11esima Brigata di Fanteria Leggera agli ordini del tenente William Calley, durante la guerra in Vietnam) sostiene che le affermazioni circa la morte di Bin Laden che ha fatto circolare l’amministrazione americana siano false: l’intelligence pakistana, così come alti funzionari militari era al corrente dell’operazione, anzi, continua Hersh, fu proprio un ex agente dell’intelligence di Islamabad a fornire informazioni agli Stati Uniti circa la località in cui si trovava il capo di Al Qaeda. Gli USA, sempre stando alle dichiarazioni del giornalista, acquistarono l’informazione al prezzo di 25 milioni di dollari e garantirono all’informatore il permesso di poter vivere a Washington.
La teoria di Hersh, smonta le affermazioni del governo USA il quale aveva dichiarato che Bin Laden fu localizzato seguendo i suoi corrieri, ma in realtà le autorità pakistane sapevano già dal 2006 della sua presenza nel compound di Abbottabad.
In realtà Hersh pubblicò il suo articolo già ne 2011, ma è ritornato in discussione dopo una sua recente intervista rilasciata al London Review of Books (qui l’articolo integrale in lingua inglese).
Il giornalista ricorda inoltre che fu proprio l’uccisione dell’allora nemico pubblico numero 1 la chiave che portò Barak Obama al suo primo mandato presidenziale.
Secca e immediata la smentita della Casa Bianca che, nella voce di Ned Price, portavoce per la sicurezza nazionale, definisce l’articolo: “Privo di fondamenta. Nell’articolo ci sono troppi punti inaccurati e affermazioni senza fondamento per poterle verificare una ad una -e aggiunge- la nozione che non sia stata una missione unilaterale Usa è palesemente falsa”
Comunque stiano le cose basta dare un’occhiata all’edizione di oggi di “The Intercept”, molto attento a quello che accade negli USA nel campo delle intercettazioni e sull’uso illecito che ne fa l’NSA, per capire come il giornalismo americano sia tenuto sotto pressione dalle autorità governative, cosa che da noi non avviene, ovviamente

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