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Allarme Isis per l’Italia confermato da Tripoli


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I timori della Farnesina riguardo possibili infiltrati dell’Isis in Italia tra i migranti vengono confermati da Tripoli

Alcuni giorni fa il ministro Gentiloni, durante un incontro europeo sulla sicurezza, aveva lanciato un allarme riguardante la possibilità che militanti dell’Isis potessero sbarcare in Italia confondendosi tra i migranti e adesso da Tripoli giunge la conferma che la possibilità è reale. Secondo Alì Tarhouni, presidente dell’Assemblea Costituente della Libia, miliziani dell’Isis sono giunti nei porti da cui partono i barconi di migranti che fanno rotta verso Malta e verso le coste siciliane.
Niente di straordinario comunque, la cosa era del tutto prevedibile e naturalmente l’allarme della Farnesina, in seguito ridimensionato dallo stesso Gentiloni, ha offerto un’ottima occasione alla destra italiana, Salvini in prima linea, per riprendere con accanimento un tema a lei caro: la lotta all’immigrazione clandestina e addirittura la richiesta di rivedere il Trattato di Shengen
Bisogna riconoscere che se una delle strategie belliche di maggiore efficacia è la disinformazione, almeno in questo l’Isis sta centrando il proprio obiettivo, ma la cosa che lascia più perplessi è l’ipotesi che sta esaminando il governo di concedere il permesso di soggiorno agli stranieri in cambio di informazioni utili all’antiterrorismo. La proposta è inserita nel pacchetto elaborato dal sottosegretario degli Esteri con delega ai servizi segreti, Marco Minniti.
Ma cosa accadrà se questa norma entrerà in vigore? L’ipotesi più probabile è che molti disperati che giungono sulle nostre coste potrebbero servirsene esclusivamente per regolarizzare la propria posizione: chi andrà a verificare le fonti e l’attendibilità delle stesse considerando che tanto il Califfato islamico quanto Al Qaeda si estendono in un area che va dalla Nigeria tenuta sotto scacco dai guerriglieri di Boko Haram allo Yemen dove opera l’AQPA (Al Qaeda della Penisola Arabica) fino alle Filippine dov’è attivo il gruppo Abu Sayyaf?
Supponendo anche che uno sforzo coordinato tra le varie agenzie di intelligence europee possa verificare l’attendibilità delle informazioni va però considerato un altro aspetto inquietante: e se le informazioni fornite ai servizi segreti fossero volutamente false, se dirigessero le indagini verso piste che non conducono a nulla per depistare dai veri obiettivi degli jihadisti? In tutti questi anni i nostri servizi di controspionaggio non hanno mai dato l’idea di particolare efficienza, vuoi per ragioni politiche, vuoi per per interessi economici (sul caso Ustica la verità non è mai venuta a galla così come per altri casi clamorosi), perché dovremmo credere ora che le cose possano andare diversamente?
Ricordiamo che lo scorso settembre 2014 per un’errata comunicazione tra Francia e Turchia tre appartenenti alle milizie del Califfato, attesi dalla sicurezza francese nell’aeroporto di Orly, sono invece sbarcati tranquillamente in quello di Marsiglia, cosa di cui si è parlato poco dopo gli ultimi attentati di Parigi, chiaramente per non creare maggiori allarmismi o per non minare la “rinata” credibilità di Hollande. Cosa è cambiato nel frattempo?

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